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11 maggio 2026

Il sistema che soffre per restare se stesso: quando stare bene ci fa sentire estranei

Il sistema che soffre per restare se stesso: quando stare bene ci fa sentire estranei

A volte qualcosa si interrompe proprio quando sta per funzionare. Non succede perché non vogliamo quel risultato, ma perché quel risultato ci chiede di abitare uno spazio nuovo, una versione di noi che non abbiamo ancora imparato a chiamare "casa".

In psicoterapia cognitivo-costruttivista, guardiamo all’autosabotaggio non come a un errore di volontà, ma come a un atto di estrema fedeltà verso la propria storia.

La ricerca di una zona conosciuta

Ognuno di noi si muove nel mondo con una "mappa": un insieme di significati su chi siamo, cosa meritiamo e cosa possiamo aspettarci dagli altri. Questa mappa ci dà sicurezza perché rende il mondo prevedibile. Se la mia storia mi ha insegnato che la serenità è fragile o che il successo arriva sempre con un prezzo troppo alto, trovarmi in una situazione che "va bene" crea una frattura.

Il benessere, paradossalmente, può diventare un territorio straniero. E quando ci sentiamo stranieri in una situazione, la nostra tendenza naturale è tornare dove sappiamo chi siamo, anche se è un posto dove soffriamo.

Non è incoerenza, è protezione

Sabotarsi significa spesso cercare di ricucire quella frattura. Quando interrompiamo un progetto a un passo dalla fine o creiamo distanza in una relazione che sta diventando profonda, stiamo cercando di tornare a una narrazione coerente.

Preferiamo una sofferenza familiare a un benessere ignoto. Questo accade perché il nostro sistema personale dà la priorità alla coerenza identitaria: abbiamo bisogno di sentirci "sempre noi stessi" attraverso il tempo. Se stare bene mi rende irriconoscibile ai miei occhi, il sistema si attiva per riportarmi dove mi riconosco.

Fare spazio al nuovo

Il cambiamento, in quest'ottica, non è un atto di forza, ma un processo di riscrittura. Non si tratta di "smettere di sabotarsi", ma di iniziare a costruire una storia di sé che possa contenere anche la possibilità di stare bene.

Significa guardare a quel blocco con tenerezza, capendo che è una parte di noi che ha paura di perdersi. Solo quando iniziamo a sentire che la stabilità e la gioia possono appartenerci senza distruggere la nostra identità, allora il bisogno di tornare indietro perde la sua forza.

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